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Poi cliccate su MUTO e rimanete muti dallo stupore...
Gli autunni sulla costa orientale sono strani.
Alcune volte New York si tinge di tutti i toni del marrone e dell’arancio, ammantando le grandi vie ed i vicoli in un cappotto di foglie multicolori.
Altre volte il gelo attanaglia la città fin quasi dalla fine dell’estate e tutto scolora pericolosamente in fretta, perché - i barboni questo lo sanno bene - sia il freddo che la fame hanno lo stesso colore: Il bianco vitreo e lattiginoso della prima neve.
E quel maledetto ottobre del settantaquattro, era tutto meno che caldo.
Chazz si sollevò su di un gomito e tastò il terreno del vicolo. Bestemmiò.
Odiava farlo appena svegliato, ma bestemmiò ancora, ed ancora.
“Neve!” sibilò tra i denti. “Ottobre e già la dannata, fottutissima neve!”
Cercò con lo sguardo Manny per dirgli quanto odiasse quella roba biancastra e quel lurido vicolo, ma l’altro s’era già alzato.
“Dove sarà andato quel grosso scemo…” si chiese.
Scostò i pezzi di cartone che aveva usato come riparo, e cercò la sua gruccia.
Si alzò in piedi e sospirò.
Nonostante la neve, il vicolo puzzava di piscio ed immondizia come sempre. Gli altri barboni se ne stavano ancora stesi nei loro angoli, qualcuno forse già mezzo morto di freddo, ma del gigante nessuna traccia.
Poi ricordò.
Era il trenta ottobre, il grande giorno.
Quel match di boxe, Manny lo aspettava da prima dell’estate.
Alì contro Foreman. ”The rumble in the jungle”. L’incontro del secolo.
La sera prima Manny era eccitato come un ragazzino. Faceva strano vederlo, alto quasi due metri e con le spalle enormi, saltellare per il vicolo tirando pugni al vento. E, diavolo, lo faceva con stile. Chazz si era informato. Dieci anni prima di Manny il barbone c’era Philip Manninger , che , per poco, non era diventato campione regionale dei massimi.
“Già, prometteva bene il ragazzo….” Pensò Chazz, stampellando verso il negozio di televisori tra Walton e la centocinquantottesima.
Ma successe qualcosa.
Succede sempre qualcosa.
Secondo Ted “Slicky” Baxter, il ragazzo era rimasto scemo per un cazzotto di troppo, come era capitato a tanti altri pugili. Gente che cadeva dal ring dritto nel sudiciume della strada e si trovava a tendere la mano con l’aria vacua senza neanche sapere come.
“Ma Slicky non saprebbe riconoscere il suo culo neanche se glielo sbattessero sulla faccia.” Bofonchiò Chazz sputando per terra.
Era colpa dell’incidente. Manny ne borbottava parecchio, mentre dormiva. E chiamava sempre sua moglie e sua figlia.
Per quello che ci aveva capito, era il compleanno della piccola e lui era entrato in un negozio a comperare un regalo. Le aveva lasciate fuori, la moglie e la figlia. In fin dei conti era una sorpresa, no? E loro se ne stavano lì ad aspettare. Sul marciapiede. Al sicuro.
Un camionista ubriaco aveva fatto il resto.
E qualcosa si era spezzato dentro Manny.
“ E dico proprio dentro, più dentro del midollo delle ossa….” Grugnì Chazz.
Mise in bocca un pezzo di tabacco da sputo, e masticando guadagnanò qualche altro metro.
Gli venne in mente il tesoro di Manny. In qualche modo c’entrava. Un tesoro tanto prezioso e segreto che neanche a lui era concesso di vedere o toccare.
"Bell'amico, già.. Si tiene i suoi fottuti segreti e mi lascia solo per strada..."
Ma una volta lo aveva intravisto.
Era un cartoccio rosa dalla carta lurida e scolorita che teneva in un tascone del giubbotto.
Chazz continuò a rimuginare sulla cosa. Ruminava quel pensiero come il pezzo di tabacco che gli dondolava da un lato all'altro della bocca.
“Tutto è finito in un attimo.” pensò. “In un attimo via il pugile, dentro lo scemo ….”
E Manny era tanto scemo quanto buono. Non meritava niente del genere.
“Per me è stato più semplice. Alla fine questa gamba spezzata in tre punti me la sono cercata. E quel porco di un allibratore russo è stato felice di accontentarmi. Fortuna che adesso ho smesso con i fottuti cavalli... Dalla gamba in poi è stata tutta una discesa. Tanto whisky a poco prezzo, i vicoli del cazzo e nessun amico.“
Fu lì per correggersi, ma mastico ancora un pò il tabacco e lo sputò a terra.
“Neanche Manny. E’ troppo scemo per essere amico mio. Poi quando mi lascia da solo così, mi fa veramente incazzare…..”
Finalmente voltò l’ultimo angolo, e lo vide. Se ne stava seduto al solito posto, davanti alla vetrina di elettronica di Hopper Sam, in attesa che lo spettacolo cominciasse.
Chazz si trascinò fino alla panchina, masticando amaro.
“Guardalo come se ne sta tranquillo, quel cento chili di idiota…..”
Stava per strillarne qualcuna delle sue, di quelle delle grandi occasioni, quando l’altro lo vide.
“Ehi Chazz…” lo salutò Manny sorridendogli con calore “Ti ho tenuto queste” disse agitando un sacchetto di noccioline Snacky Friends.
Le preferite di Chazz. Ed il bue lo sapeva.
“Stupido bestione…” fece l’altro dandogli un colpo - neanche tanto tenero - con la stampella. E si fece posto.
Si misero ad aspettare uno accanto all’altro, per farsi un po’ caldo.
Aprirono il pacchetto di noccioline e ci diedero sotto, ancora prima dell'inizio dell'incontro.
E tutto sommato starsene lì seduti, Chazz dovette ammetterlo, non era poi male.
Nonostante il freddo carogna e l’odiosa canzone degli Eagles che riempiva l’aria.
I due arrivarono che il match stava per iniziare.
Chazz era intento a spidocchiarsi la barba quando li notò. Due disperati sulla trentina.
Uno era bianco e dall’aria allampanata, mentre l’altro era nero e robusto. Entrambi con l’aria di chi non aveva niente da perdere, né da desiderare.
Spostò col piede il berretto delle elemosine, fino a nasconderlo sotto la panchina.
“Diavolo, non mi rompete. C’è un cavallo sulla quinta corsa che non può perdere.” Pensò Chazz, mentre osservava i nuovi arrivati, ma questi gli passarono accanto senza infastidirlo.
“Tipi pericolosi …. Da starne alla larga come dalla lebbra” Pensò Chazz.
Era una buona giornata e non era il caso di guastarsela.
“Ehi Manny, cambiamo posto. Sta per cominciare, ma se ci sbrighiamo arriviamio fino a ….”
Manny non lo stava ascoltando.
Si era alzato in piedi, con i pugni serrati.
Chazz seguì il suo sguardo fino ai due balordi.
Ed alla donna.
Se ne stava lì, con le spalle al muro, ed il suo maglioncino viola, e la figlia aggrappata alla gonna, ed il volto sbiancato di paura.
E si vedeva che quei due volevano fare il comodo loro.
Chazz capì subito.
“Stai fermo Manny. Sono pericolosi! Se vai io scappo, eh!” disse.
E cercò di tenerlo per la giacca lisa.
Come cercare di fermare un treno a sputi.
“E allora vai scemo. Fatti ammazzare, che io scappo e mi salvo la vita!” Stava per gridare Chazz.
Ma i piedi non si mossero e la bocca tacque.
Dal televisore il rintocco metallico del gong ed il ruggito della folla.
E Manny iniziò a ballare.
Jab, jab e diretto al mento.
La testa del bianco si rovesciò all’indietro, avvolta da una cascata di capelli luridi.
Un altro colpo al tronco e quel sacco d’ossa bianco rovinò faccia in giù nella neve.
Ma il nero era un'altra cosa.
Chazz si strinse alla stampella e pregò, sperando che Dio lo sentisse in mezzo a quella miseria.
Alì ballava sul suo ring in Africa e Manny lottava in quel dannato vicolo. La folla gridava “Kumba Ye” in un paese lontano, mentre una donna afferrava la figlia e scappava più veloce che poteva.
E Manny ed il nero sempre a pestarsi nel vicolo, mentre Alì e Foreman se le davano in quel ring distante.
E nessuno cedeva. E se le sarebbero date per sempre, e per sempre Chazz se ne sarebbe stato lì con la bocca aperta e gli occhi sgranati a stringere la sua stampella.
Ma tutto accade in un attimo.
Sempre.
Il nero non ne poteva più, ma Manny si fermò di botto.
Si fermò, con gli occhi spalancati ed increduli.
Chazz si scosse. Quel dannato sacco d’ossa s’era rialzato da terra e se ne stava appoggiato sulla schiena del suo amico? Lo abbracciava? Una, due, tre volte? Che significava? Che voleva fare?
Poi vide il coltello. E comprese.
“Devo scappare o ammazzerà anche me!” Si disse.
Ma vide Manny piegarsi in due.
“BASTARDO!” gridò il vecchio barbone, mentre faceva perno sulla gamba buona, che certe volte la rabbia è più forte della paura.
O magari solo più veloce.
E colpì.
Più che vedere, sentì.
Sentì tutto scorrergli nel corpo. Attraversarlo come una scossa.
Le mani strette sulla gruccia sbilenca, le nocche sbiancate, le lacrime agli occhi. Poi l’impatto, la gruccia spezzate ed il sangue per terra.
E quei due bastardi intenti a scappare, mentre lui se ne stava in piedi e gridava.
“Te l’ho spaccata quella testa di cazzo, eh? Fottuto bastardo di un mucchio d’ossa, di un fottuto…”
E tremava di paura, agitando il pugno all’aria. Verso le schiene di quei due bastardi che avevano…
“MANNY” disse Chazz e vide il corpo disteso a terra.
Si chinò sul suo amico, temendo di non trovarlo più.
Ma c’era ancora ed il cuore del vecchio fece un salto.
“Sono stato bravo, Chazz?” chiese il pugile.
“Sei stato grande, Manny. Grande.”
“Come Alì?”
“Di più, Manny. Di più ….”
“Stavolta c’ero. Stavolta le ho salvate.” Disse fissando il cielo grigio.
“Stai calmo, non ti sforzare Manny. Che adesso ...”
Ma lui non intese e mise una mano nella giacca.
Ne tirò fuori un cartoccio rosa dalla carta lurida e scolorita.
“Il mio tesoro, Chazz….Tiello tu...” Disse Manny porgendogli il pacco.
Chazz l’aprì.
Erano scarpine da bambina. Mai usate.
Si volse verso l’amico per dirgli qualcosa.
Ma lui non c’era più.
Aveva chiuso gli occhi e se n'era andato.
Quello stupido bue l’aveva abbandonato lì, in mezzo alla neve che cadeva.
Solo.